DISCORSO ALLA NAZIONE TEDESCA FICHTE PDF

La Dottrina della scienza[ modifica modifica wikitesto ] Fichte si propone come Reinhold di dare coerenza e rigore al criticismo kantiano riconducendolo ad un principio fondamentale. Egli illustra quindi i tre principi fondamentali che regolano questo reciproco rapportarsi di soggetto e oggetto. Si noti come Fichte sia stato inizialmente attratto dalle teorie liberali del filosofo empirista inglese John Locke. I tedeschi quindi sono gli unici ad avere un fattore unificatore spirituale e materiale che li caratterizza come stirpe, nazione.

Author:Dilrajas Samujind
Country:Guadeloupe
Language:English (Spanish)
Genre:Marketing
Published (Last):9 October 2018
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Fichte tenne i Discorsi alla nazione tedesca nellanfiteatro dellAcca- demia delle scienze di Berlino, ogni domenica a partire dal 13 di- cembre , e cos sino al 20 marzo Il pubblico era costi- tuito da una numerosa assemblea di signori e signore della societ colta berlinese, mentre per via epistolare il filosofo manteneva i rap- porti con personalit del governo prussiano, allora in esilio a Me- mel, nellestremo nord della Prussia orientale.

Le condizioni in cui si svolgevano gli incontri ci vengono riferite dalle memorie di alcu- ni partecipanti, che sottolineano lo straordinario coraggio di cui Fichte aveva dato prova nel sostenere in conferenze pubbliche la ne- cessit di una rigenerazione spirituale della Germania, come condi- 1 In attesa della nuova edizione critica, le Reden an die deutsche Nation ver- ranno citate secondo il testo della prima edizione berlinese del , riprodot- to nelledizione a cura di R.

Su questultimo testo stata condotta la presente traduzione italiana; i riferimenti a questultima sono pre- ceduti dallindicazione del discorso in numero romano, seguito dallindicazione in numero arabo della pagina. Nel panorama delle versioni gi esistenti, oltre al- le meritorie ma invecchiate traduzioni di E.

Burich Milano-Palermo , rist. Allason Torino , quinta rist. Renaut, Discours la nation allemande, Impri- merie nationale ditions Nella presente traduzione, tra parentesi quadre sono indicate le pagine cor- rispondenti nelledizione dei Fichtes Werke, a cura di I. Fichte, de Gruyter, Berlin , vol. VII, pp. Le note contrassegnate da asterisco sono di Fichte; quelle in numero arabo sono mie.

V Fichte. Le truppe di occupazione francesi sfilavano sotto le finestre della sala in cui le conferenze si svolgevano, e i suoni delle fanfare militari si sovrapponevano alle parole delloratore; non soltanto in sala erano presenti informatori francesi, ma persino il censore prussiano assi- steva personalmente alle riunioni. Era ancora vivo il ricordo della fucilazione cui era stato sottoposto il libraio Palm, per aver pubbli- cato un opuscolo di propaganda anti-francese. Il rischio era dunque effettivo, anche se del contingente francese facevano parte, con po- sizioni di responsabilit, alcuni ex allievi del filosofo3.

Ma che cosa aveva portato la situazione a questo punto? Come noto, nei Tratti fondamentali Fichte aveva contrassegnato lepoca presente come quella della com- piuta peccaminosit, intendendo con ci indicare la prevalenza di un atteggiamento intellettualistico, volto al perseguimento del- lutilit e del vantaggio immediati nella vita terrena4.

Tale atteg- giamento era il frutto della critica illuministica alle religioni posi- tive e della conseguente assolutizzazione della conoscenza scien- tifica, nel senso matematico-quantitativo delle moderne scienze della natura.

Si era diffuso dalla Francia alla Germania, ma legoismo immanentistico di cui esso era promotore si era in- nestato qui su una situazione politica gi di per s frammentata e 2 Si confronti in particolare la testimonianza di Varnhagen von Ense, ripor- tata in J.

Fichte im Gesprch, vol. Fuchs, Stuttgart-Bad Cannstatt , pp. Lon ri- conduce il fatto che il filosofo patriota non sia stato oggetto di rappresaglie da par- te degli occupanti cfr. Fichte et son temps, t. II, Fichte Berlin , parte 2: La lutte pour laffranchissement national , Paris , pp. Lauth, H. Jacob e H. Gliwitzky, Stuttgart-Bad Cann- statt sgg. I, 8, pp. I tratti fondamentali dellepoca pre- sente, a cura di A.

Carrano, coll. Fichtiana, Milano , pp. Sulla con- cezione della storia, cfr. VI Fichte. Allinterno di questo quadro, si collo- ca latteggiamento dei diversi Stati tedeschi, e pi in generale dei ceti territoriali e dei singoli cittadini, di fronte alle guerre rivolu- zionarie prima, e a quelle di Napoleone poi.

Fichte cerca di adottare un linguaggio che, sulla scorta di Leo Strauss, potremmo definire reticente. In parte per prevenire gli interventi della censura, in parte perch costretto esplicitamente da questultima a modificare termini ed espressioni, egli impiega in molti casi parole quanto pi possibile generiche, che non sem- pre rendono agevole per un lettore del nostro tempo identifi- care i bersagli concreti della sua polemica con la stessa facilit con cui venivano identificati dagli uditori e dai censori dellepoca.

Co- s avviene per luso dellavverbio irgendwo, da qualche parte, nel Primo discorso, quando si tratta di collocare nello spazio il luogo in cui legoismo andato completamente distrutto5; cos avviene per limpiego del termine estero, con cui di solito ma non sempre si intende, in concreto, la Francia.

L dove oggi laggiunta da qualche parte rende incerto qua- le Stato sia inteso, originariamente si diceva, con diretto riferimento a un singo- lo Stato: perch si sono strappati questi legami, dunque, che lo Stato anda- to distrutto. Se certo che questa proposizione si riferisce a Jena e Auerstdt con le loro disastrose conseguenze, allora chiaro anche quali sono i rimprove- ri che pi sopra vengono mossi contro un simile governo.

La trascuratezza di tutti i legami mediante i quali la propria sicurezza collegata alla sicurezza di al- tri Stati: il ritiro della Prussia dalla Prima coalizione, il suo rifiuto di entrare nella Seconda e nella Terza coalizione. Il rifiuto dellintero di cui esso parte solo per non essere distolto dalla sua quiete inerte: il sacrificio dellimpero da parte della Prussia cfr. Il brano in questione infra, pp. Fichte aveva deciso di stampare separatamente i singoli discorsi mano a mano che venivano pronun- ciati, per raccoglierli quindi in volume.

Particolari difficolt con la censura eb- bero lOttavo discorso, che per alla fine ricevette limprimatur; il Tredicesimo, che and addirittura smarrito, e che Fichte dovette completamente riscrivere; e il Quattordicesimo, per la cui approvazione Fichte dovette rivolgersi diretta- mente al primo ministro von Stein.

Il Primo discorso, invece, rest bloccato, e venne pubblicato in volume con le modifiche di cui si appena detto. Sulle travagliate vicende tra Fichte e la censura in rapporto alle Reden, ab- biamo potuto consultare anche il prezioso saggio inedito di E. Essa vi- sta da Fichte come lesito conseguente del comportamento incerto e oscillante della Prussia, che aveva abbandonato al loro destino i di- versi Stati tedeschi con cui formava ununica compagine, per salva- guardare la propria sicurezza e ottenere magari qualche vantaggio territoriale come lacquisizione dellHannover a seguito del Tratta- to di Schnbrunn del 15 dicembre , successivo alla disfatta au- striaca nella battaglia di Austerlitz del 2 dicembre dello stesso anno.

Linadeguatezza della politica prussiana si sarebbe manifestata di l a qualche mese, quando Napoleone avrebbe fatto pagare a caro prezzo lalleanza coi vincitori, imponendo alla Prussia di chiudere al commercio inglese i propri porti Trattato di Parigi, 15 febbraio , e al tempo stesso costringendo limperatore asburgico Fran- cesco II a dichiarare decaduto il Sacro romano impero germanico 26 agosto Tale decisione era stata preceduta dalla fondazio- ne della Confederazione del Reno 12 giugno , che raccoglie- va in ununica compagine politica i territori tedeschi alleati dei fran- cesi.

Cos, la Prussia venne a trovarsi isolata di fronte allalleato francese, e quando sembr che perfino lHannover sarebbe stato re- stituito allInghilterra, la decisione di mobilitare lesercito e muove- re guerra alla Francia giunse come un atto ormai tardivo e senza ef- ficacia: la battaglia di Jena e di Auerstdt 14 ottobre forn la testimonianza che la dissoluzione dellimpero cui la Prussia stessa aveva contribuito col suo atteggiamento, basato solo sul calcolo me- schino di qualche vantaggio temporaneo e sul mantenimento della propria sicurezza si era trasferita allinterno della Prussia6.

Per Fichte, lidea di restare in una Berlino che era in procinto di essere occupata dal vincitore Napoleone vi entrer il 27 otto- bre diventa insopportabile. Alla notizia della sconfitta prussiana, egli perci fugge dalla citt, e raggiunge la corte a Knigsberg. Nella citt di Kant, oltre a pubblicare il saggio su Machiavelli che attirer lattenzione del giovane Clausewitz, Fichte tiene un corso di dottrina della scienza nella locale universit.

Come vedremo, le Reden an die deutsche Nation und die Zensur, cui vanno i nostri pi vivi rin- graziamenti. R, pp. VIII Fichte. A ogni modo, anche la capitale dellantica Prussia orientale costi- tuisce un riparo solo temporaneo: lapertura delle ostilit contro la Russia dello zar Alessandro, culminate nella vittoria napoleoni- ca della battaglia di Friedland 13 giugno , spinge Fichte nuovamente alla fuga e al rientro a Berlino agosto , dopo che lumiliazione della Prussia si era estesa, dal terreno militare, a quello politico-diplomatico pace di Tilsit, luglio Nella ca- pitale prussiana, ancora priva del governo che a seguito delloc- cupazione di Knigsberg da parte dei francesi si era ritirato a Me- mel, Fichte trova il clima politico e spirituale per reagire al quale decide di pronunciare le sue Reden an die deutsche Nation.

Ma allora, se tale la situazione concreta allinterno della qua- le intendono intervenire i Discorsi, evidente che la continuit con le lezioni sui Tratti fondamentali dellepoca presente andr in- tesa in modo tuttaltro che lineare. Ci che con la disfatta della Prussia andato distrutto, infatti, non un semplice assetto poli- tico, bens il principio stesso del periodo che costituiva let presente allepoca dei Grundzge.

La battaglia di Jena e le sue conseguenze producono una rottura epocale, e i Discorsi inten- dono porsi allaltezza di questa rottura7. A partire dalla sottomis- sione nei confronti di una violenza esteriore quale quella eser- citata dai francesi, lunica possibilit per una via duscita costi- tuita dalla formazione di un nuovo mondo. La transizione tra la vecchia e la nuova epoca, tra let dellegoismo dominante con- traddistinta da un Illuminismo che ha emancipato la ragione dal- lobbedienza ad autorit estranee, ma che daltra parte lha ridot- ta a intelletto sensibile e calcolante e let nuova, in cui la ra- gione dovr estendere la chiarezza guadagnata attraverso il lavo- ro dellintelletto alla dimensione propriamente spirituale del so- prasensibile, pu essere agita dal pensiero, e non meramente subita, solo a partire dalla presa di coscienza che la crisi che inve- ste la Germania una crisi irreversibile sotto il profilo temporale, 7 R, p.

IX Fichte. I Discorsi sono lespressione di questa presa di coscienza, e proprio perci rappresentano un unicum nella produzione filo- sofica di Fichte.

In questi anni, lattivit del filosofo si era anda- ta svolgendo secondo due linee coerenti dal punto di vista della concezione di fondo, ma distinte sotto il profilo dellarticolazio- ne sistematica.

Dove si collocano le Reden? Esse non costituiscono, palesemente, una esposizione di dottrina della scienza; la loro finalit non di tipo speculativo, ma immediata- mente pratico, operativo. Daltra parte, esse non sono neppure filosofia popolare, anche se di questultima possiedono la ca- ratteristica di rivolgersi a un pubblico di non specialisti, e quin- di di adottare un linguaggio per quanto possibile non tecnico e dimmediata comprensibilit9.

La filosofia popolare espone le concezioni che contraddistin- guono la dottrina della scienza, ma non le dimostra in senso rigo- roso; mostra come vanno intesi i rapporti tra lAssoluto e il mon- do dei fenomeni, qual la funzione della coscienza allinterno di questi nessi; spiega quali siano le destinazioni delluomo, del dot- to; quali siano le articolazioni di fondo della storia, la direzione di marcia delle diverse epoche: ma non dimostra tutto ci in senso propriamente genetico, non riconduce il tutto alle proprie con- dizioni di possibilit trascendentali, non mostra le stratificazioni ontologiche, il carattere universale e necessario dei diversi li- velli di essere e di presa di coscienza che lo costituiscono.

Nono- 8 R, pp. X Fichte. Anche se immediatamente volta a interveni- re nella vita degli uomini, tuttavia essa non oltrepassa il piano di una scissione tra il filosofo e il suo pubblico, resta una prestazio- ne della teoria, che rivolta a una prassi ma non coincide an- cora con questa stessa prassi. Le Reden intendono, invece, essere immediatamente prassi, immediatamente azione. Anchesse sono senzaltro filosofia, ma lo spazio in cui tale filosofia si dispone non pi quello della teo- ria, ma quello di una pratica e di un esercizio.

In questo, le Reden si allacciano al nucleo pi profondo della dottrina della scienza, che ha sempre inteso il pensiero come esercizio di libert, e quin- di come modalit intimamente pratica di esercizio della teoria. Ma proprio il piano su cui si dispone tale praticit del filosofare che con le Reden cambia bruscamente. Non pi dellintima praticit di un pensiero che si tratta, il punto di partenza dellesposizione non pi la spontaneit del soggetto pensante che coglie se stes- so.

E la costituzione di tale comunit di parola e di ascolto ci che va inteso come significato primario dellidea di nazione. Solo se riusciranno a fondare tale comunit, solo se riusciranno a creare a se stessi le condizioni del proprio ascolto, tali Discorsi potranno dire di essere stati effettivamente tali.

Certo, anche questo un tratto caratteristico di tutto il pen- siero di Fichte, della dottrina della scienza cos come della filoso- fia popolare. Ma qui importante insistere su uninversione, su un rovesciamento che al tempo stesso segno di una dislocazione, di uno spostamento di fondo; qui il dire che assume preminenza sul pensare; o meglio, poich evidentemente un dire senza pen- siero non sarebbe un dire: il pensiero tutto esercitato e pratica- to come parola che si rivolge a un ascolto, come un dire che nel- latto di pronunciarsi evoca e con ci stesso fa emergere la comu- nit di coloro che sono in grado di accoglierlo e di comprenderlo e, con ci stesso, di giustificarlo e di confermarlo.

Non c pi n pu pi esserci scissione tra piano del pensato e piano del detto: la riflessione immediatamente linguaggio, e il linguaggio diven- ta atto costituente, istituzione di comunit; il discorso non pi mera trasmissione di contenuti, ma non pi nemmeno semplice XI Fichte.

Assieme a tutto ci, esso possiede valenza eminentemente performativa: momento di evocazione e di appello verso una comunit ancora assente, ma in pari tempo lanticipazione nel presente della comunit di l da venire, e perci rappresenta in modo paradossale la conferma di una fondazione gi avvenuta.

Ma sarebbe pi che fuor- viante intendere tali rapporti alla maniera hegeliana di una Aufhebung, di un inglobamento-superamento. Perch tale li- brarsi dei Discorsi ne segnala in pari tempo leccedenza, lecce- zionalit rispetto a entrambe: e questa eccezionalit, questa ec- cedenza costituita dal fatto che il pensiero qui immediata- mente dire, che la praticit del pensiero qui immediatamente atto di parola, anzi addirittura rivendicazione, da parte di colui che parla, del proprio incondizionato diritto a farlo, non in virt del fatto che egli sia qualificato da qualcosa di diverso rispetto a ciascun altro, ma per il semplice fatto di essere stato il primo ad averlo fatto Dallatto del dire, al suo carattere di fatto; dal suo carattere di fatto, allautogiustificazione dellatto in quanto tale: 10 Qualcuno tra voi potrebbe venir fuori e chiedermi: che cosa d proprio a te, unico tra tutti gli uomini e gli scrittori tedeschi, il mandato, la vocazione e il privilegio di riunirci e di scagliarti contro di noi?

Non avrebbe ciascuno tra le migliaia degli scrittori tedeschi lo stesso diritto che hai tu, ma nessuno di loro lo fa, bens solo tu salti fuori? Io rispondo, che ciascuno avrebbe avuto senzaltro lo stesso diritto che ho io, e che io lo faccio proprio perch nessuno di loro lo ha fatto prima di me; e che io avrei taciuto, se un altro lo avesse fatto in prece- denza.

Questo era il primo passo verso la meta di un completo miglioramento; qualcuno doveva farlo. Io sono stato il primo che lo ha capito in modo vivo; per- ci sono stato io che lho fatto per primo. Dopo questo, qualsiasi altro passo sar il secondo; adesso tutti hanno lo stesso diritto di farlo; ma, ancora una volta, a farlo davvero sar soltanto un singolo. Uno deve sempre essere il primo, e chi pu esserlo, lo sia! XII Fichte.

Ma qui, come si vede, non siamo pi sul piano dellIo che pone se stes- so come principio primo della scienza, bens allinterno di un esercizio di parola, in cui colui che parla si pone innanzitutto co- me parlante, e ancor pi: come colui che rivolge la parola e, nel rivolgere la parola, instaura per anticipazione la comunit cui la parola stessa si rivolge.

Fichte insiste, nel Primo discorso, sul fatto che egli si rivolge a tedeschi semplicemente, a tedeschi senza alcuna distinzione di ceto, di et, di sesso e di censo. Daltra parte, poco dopo, egli pre- cisa che il suo appello si rivolge anzitutto alla parte colta dellin- tera nazione tedesca.

Si tratta di una contraddizione solo appa- rente.

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